Il video virale di Georgia mostra che gli smart glasses vogliono regole sociali, non solo leggi
Una 25enne è diventata contenuto perché qualcuno portava una telecamera sul viso. La legge sulla privacy rincorre, ma galateo, design e piattaforme devono fare il lavoro più duro.
Immagine generata con l'IA
È ancora un luogo pubblico se ogni passante può essere uno studio televisivo? È la domanda scomoda dietro «Georgia», una 25enne che, secondo Het Parool, è diventata virale dopo essere stata ripresa con degli smart glasses, e la cui storia ora porta con sé un interrogativo: «ma è davvero permesso?».
Di quella storia conosciamo solo il titolo e i titoli di sezione (cittadini umiliati, privacy, effetto dissuasivo), quindi non fingeremo di sapere cosa pensi lei né cosa sia successo dopo. Conta lo schema: qualcuno viene ripreso da una telecamera in prima persona, il video circola e la persona inquadrata lo scopre dopo, se lo scopre.
«È permesso?» è la domanda sbagliata da cui partire
La risposta onesta è: dipende, e per lo più è poco chiaro. Come riassume una guida europea alle regole, indossare gli occhiali non è illegale; conta ciò che fai con le immagini. Tenere un video per sé rientra in genere nell'esenzione per uso domestico. Pubblicare degli sconosciuti davanti a un pubblico indefinito è un'altra cosa. Il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) ha dichiarato questo mese che l'esenzione va «interpretata in modo restrittivo» e non coprirebbe la condivisione di video altrui su un account social pubblico, secondo POLITICO.
È un segnale positivo. Ma è anche una dichiarazione non vincolante dal punto di vista giuridico e arriva a danno fatto. Nel Regno Unito, la BBC ha riferito che una donna ripresa su una spiaggia di Brighton si è sentita dire dalla polizia che non c'era nulla da fare, perché filmare persone in pubblico non è illegale. Dopo un milione di visualizzazioni, è una magra consolazione.
La legge regola la telecamera; il danno nasce dal pubblico
Ecco la nostra opinione: il problema di fondo non è registrare, ma la combinazione di invisibilità, approccio in pubblico e pubblico monetizzabile. Uno smartphone alzato si annuncia da solo. Gli occhiali no. Finn Lützow-Holm Myrstad, del Consiglio norvegese dei consumatori, ha detto che le persone non possono «acconsentire in modo significativo e capire a cosa acconsentono se vengono riprese». Siamo d'accordo, e aggiungiamo che per la persona ripresa il problema del consenso non è solo la ripresa. È quello che fa dopo la sezione dei commenti.
L'inchiesta della BBC ne è la cupa illustrazione: commenti sessualmente espliciti e denigratori, una donna che ha raccontato che l'esperienza le ha messo paura di uscire in pubblico. Meta afferma che i suoi occhiali hanno un LED che lampeggia durante la registrazione e non si può spegnere. La BBC ha però confermato che alcuni metodi online riescono a nascondere la luce, e nessuna delle due donne ha detto di averla vista. Una tutela che funziona solo quando nessuno vuole aggirarla è una cortesia, non una tutela.
Riprese poco chiare ma diffuse richiedono norme, e in fretta
La legge si muove lentamente, ed è giusto così. Le regole sociali possono muoversi già questa settimana. I consigli del garante francese CNIL a chi indossa gli occhiali, come riassunti in quella guida, sono un buon inizio: avvisare le persone vicine, spegnere gli occhiali dove ti chiederebbero di spegnere lo smartphone, ottenere il consenso prima di usare riprese in cui compaiono persone e pensarci prima di pubblicare. In sostanza è galateo con il timbro di un'autorità.
Noi andremmo oltre. I locali dovrebbero trattare gli occhiali con telecamera come gli smartphone in palestre, spa e spogliatoi, e dirlo all'ingresso. Le piattaforme dovrebbero considerare le segnalazioni di «ripreso a sua insaputa» una categoria di rimozione rapida, non un ticket in coda. E i produttori, che secondo l'EDPB possono condividere la responsabilità, dovrebbero smettere di vendere la «discrezione» come pregio e al tempo stesso indicare una lucina come risposta. Le idee degli stessi regolatori, come avvisi acustici o notifiche agli smartphone vicini, sono un buon banco di prova per capire se le aziende credono al proprio discorso sulla privacy.
Il mercato non aspetterà: POLITICO osserva che Samsung e Google hanno annunciato una collaborazione e che Apple, a quanto si dice, punta alla fine del 2027. Più occhiali significheranno probabilmente più storie come quella di Georgia.
Il nostro verdetto: se porti occhiali con telecamera, parti dal presupposto che chiunque riprendi non abbia accettato di esserci, e non pubblicarlo. Se guadagni con lo schema «avvicina uno sconosciuto, riprendilo, caricalo», la legge prima o poi potrebbe raggiungerti; la decenza avrebbe dovuto arrivare prima. Nessuno ripreso così ha chiesto di diventare contenuto, e «tecnicamente permesso» non è mai stata una soglia molto alta.
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