Dare del "falso" a Jonathan Kashanian è un copione, non una sentenza
Quando un ex naufrago e una coinquilina si accaniscono contro un uomo solo, il programma ha il suo cattivo. Prima di schierarti, osserva come funziona il meccanismo.
Foto: Khitalia / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
Chi è la persona più utile in un reality? Non la più simpatica, né la più talentuosa. È quella di cui tutti concordano di non fidarsi. In questa edizione del Grande Fratello VIP, quella persona è Jonathan Kashanian, e la parola che gira è "falso".
Kashanian, ex vincitore del Grande Fratello 5, è tornato come concorrente ufficiale della nona edizione del VIP, come ha annunciato Mediaset. Dentro la casa, Marina La Rosa gli ha rivolto accuse durissime, e secondo un'altra indiscrezione avrebbe intenzione di fingersi sua amica. Sempre stando alle voci, sarebbe anche il primo candidato all'eliminazione nell'undicesima puntata.
Fuori dalla casa si è aggiunto l'ex naufrago Franco Terlizzi. In un'intervista a CasaLollo, come riporta Lollo Magazine, ha definito Kashanian "falso assoluto", rifacendosi al periodo trascorso insieme all'Isola dei Famosi nel 2018. Il suo rimprovero è che Kashanian dicesse una cosa e poi un'altra, e che ora voglia arrivare in finale "senza essere nominato". La stessa testata precisa che si tratta di una valutazione personale di Terlizzi.
L'etichetta fa il lavoro che la trama non sa fare
Guarda come è costruita l'accusa. Non è "martedì ha fatto questo". È un tratto del carattere: falso, dalla testa ai piedi. Un tratto non si può smentire e si adatta a qualsiasi scena. Se è cordiale, è una tattica. Se si tira indietro da una lite, è furbizia. Se litiga, mostra il suo vero volto. Ogni esito conferma la tesi.
Per questo è un'arma così durevole. Un format che va avanti per mesi ha bisogno di una storia che non dipenda da qualcuno che fa qualcosa di drammatico. Un cattivo designato dà agli spettatori un motivo per restare sintonizzati: si guarda per vedere se la maschera cade.
Anche chi accusa ha il suo copione
Il racconto di Terlizzi merita lo stesso scetticismo. Il suo rimprovero del 2018 era quasi identico, come riportava all'epoca Lanostratv: complimenti la sera prima delle nomination, ostilità dopo. Otto anni più tardi lo ripete. Sostiene inoltre che Alex Belli e La Rosa siano "bravi a recitare" e stiano costruendo una coppia litigiosa per le telecamere. Eppure Lollo Magazine sottolinea che non ha portato alcuna prova di un accordo tra loro.
Quindi "falso" è un'accusa che si può lanciare contro chiunque e che nessuno può dimostrare. Intanto Terlizzi dice che il casting dei reality cerca persone che sappiano recitare una parte. Se ha ragione, chi si dà del falso a vicenda fa tutti lo stesso mestiere. Secondo noi è la contraddizione più interessante: la casa vive di performance e punisce chi viene percepito come qualcuno che la mette in scena.
Non accettare un cattivo già confezionato
Non stiamo dicendo che Kashanian sia un santo. Non lo conosciamo, e ciò che è pubblico è soprattutto opinione, oltre al fatto che lo scontro con Terlizzi risale a anni fa. Forse è calcolatore. Forse è soltanto un giocatore abile in un gioco in cui lo sono tutti.
Il nostro consiglio: quando si forma un coro attorno a un nome, chiediti chi ne trae vantaggio. La produzione ottiene una storia. I rivali ottengono un nemico comune, che in un gioco di nomination è probabilmente l'alleanza più economica che esista. Il pubblico ottiene il piacere della certezza. Vincono tutti tranne la persona al centro, ed è sul suo televoto che la narrazione viene incassata.
Goditi pure lo show, per carità. Basta accorgerti di quando ti viene servito un cattivo già pronto. "Falso" è la battuta più vecchia del manuale dei reality, e funziona proprio perché sembra una scoperta e non un copione.
Ancora nessun argomento: apri il primo.
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