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Perché 'NAZA' è più di un documentario, è una provocazione

Il controverso documentario israeliano 'NAZA' sta costringendo a conversazioni scomode sulla guerra moderna e sulla responsabilità, dimostrando che il cinema rimane un potente catalizzatore di verità, anche in mezzo a feroci reazioni negative.

Pubblicato
14 ottobre 2026
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Foto: Abakar B / Wikimedia Commons (CC0)

Cosa serve per vedere veramente l'invisibile, per sentire l'indicibile e per fare i conti con le scomode verità del conflitto moderno? A quanto pare, serve un film come NAZA, il documentario israeliano che ha scatenato una tempesta globale di discussioni ed emozioni. Lungi dall'essere una semplice uscita cinematografica, questo film funziona come uno specchio crudo, riflettendo le difficili realtà della guerra e le narrazioni mediatiche che modellano la nostra comprensione di essa, costringendo il pubblico ad affrontare complessità che sono spesso deliberatamente oscurate.

Diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, NAZA ha catturato l'attenzione internazionale con il suo sguardo impavido sulle operazioni militari di Israele a Gaza. Il film, il cui titolo deriva dall'acronimo militare ebraico per "danno collaterale" (Nezek Agavi), presenta testimonianze anonime di 24 membri del personale militare e dell'intelligence israeliana. Questi individui, raffigurati come silhouette scure con voci distorte, descrivono l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale come Lavender e Habsora per identificare obiettivi e valutare le vittime civili durante gli attacchi, a volte con morti civili previste che raggiungono le centinaia. Gli intervistati rivelano inoltre che, all'inizio della guerra, "abbiamo bombardato tutto. NAZA non era un problema".

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria, e successivamente in anteprima al New York Film Festival, NAZA ha rapidamente ottenuto successo commerciale negli Stati Uniti. In meno di due settimane, il film ha superato i 500.000 $ (circa 460.000 €) di incassi al botteghino, un risultato impressionante per un documentario in lingua ebraica distribuito indipendentemente in 85 cinema in una trentina di città americane. Questo plauso internazionale, tuttavia, contrasta nettamente con l'intensa reazione negativa che ha generato in Israele.

La meccanica agghiacciante della guerra AI

Al centro della narrazione inquietante di NAZA c'è la rivelazione di come i sistemi di intelligenza artificiale come Lavender e Habsora automatizzino il processo di targeting. Gli intervistati descrivono Lavender come un programma AI che identifica gli individui come potenziali membri di Hamas analizzando vaste quantità di dati della rete telefonica, rivendicando un tasso di accuratezza dell'85%. Habsora, ebraico per "Vangelo", viene quindi utilizzato per identificare obiettivi come siti di lancio di razzi o quartier generali, con un intervistato che lo definisce una "fabbrica di obiettivi". Questi sistemi assegnano un "valore NAZA" a ogni potenziale obiettivo, che rappresenta il numero previsto di morti civili da un attacco aereo. Sorprendentemente, gli obiettivi con valori inferiori a 20 non richiedevano alcuna autorizzazione speciale, con approvazioni concesse per valori fino a 500 in alcuni casi, secondo fonti del film riportate da The Guardian).

Il documentario dipinge un quadro desolante di una guerra condotta a distanza, dove il personale dell'intelligence avrebbe potuto accedere a telecamere e microfoni di qualsiasi telefono a Gaza. Un dettaglio agghiacciante riguarda l'uso del telefono hackerato di un bambino per determinare quando il padre sarebbe tornato a casa, consentendo un attacco aereo per uccidere l'intera famiglia. I soldati descrivono i loro ruoli come tecnici, vedendosi come semplici "ingranaggi" in una macchina, sentendosi distaccati dal costo umano. Questo distanziamento psicologico, facilitato da schermi e algoritmi, consente una percepita oggettività che, secondo il film, oscura le implicazioni morali delle loro azioni.

La feroce reazione e le richieste di responsabilità

Non sorprende che NAZA abbia scatenato una feroce tempesta politica in Israele. L'IDF ha fortemente respinto le accuse del film, definendo la sua rappresentazione delle procedure di targeting "distorta, fuorviante e disonesta" e sostenendo che contiene "errori fattuali sostanziali" come dichiarato dall'AJC. L'esercito sostiene che il film travisa come vengono identificati gli obiettivi e come viene valutato il rischio civile, rifiutando specificamente l'accusa di approvare attacchi con 500 morti civili previste.

Il capo di stato maggiore dell'IDF Eyal Zamir ha condannato il film come una "calunnia di sangue" e una "distorsione deliberata della realtà", ordinando di esaminare azioni legali e un'indagine su potenziali fughe di materiale classificato. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha similmente etichettato il documentario come "incitamento", e sono state persino avanzate minacce di revoca della cittadinanza israeliana ai registi. Questa intensa reazione evidenzia il profondo disagio che NAZA crea, sfidando le narrazioni ufficiali e costringendo a un pubblico confronto con i metodi e le conseguenze del conflitto moderno. Nonostante le forti smentite militari, l'esistenza del film e la testimonianza che presenta sono innegabili, esortando a un esame più approfondito dei meccanismi della guerra e dell'etica di coloro che la conducono.

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