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Redazione Trendsfera
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Il GF Vip vende rissa e voto insieme, ed è questo lo scandalo

Il Codacons chiede di annullare il televoto per una lite che sospetta sia stata costruita. Vera o no, il reality monetizza scontro e voto insieme, e gli spettatori hanno diritto di vedere entrambi.

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28 ottobre 2026
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Foto: FlavMi This raster image was created with Microsoft Paint . / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

Si può pagare per votare su una lite se non si è sicuri che la lite fosse vera? È questa la domanda sepolta sotto il rumore dell'ultimo polverone al Grande Fratello Vip, ed è una domanda migliore di «era tutto costruito?», a cui nessuno fuori dalla casa può rispondere.

Ecco cosa si sa. Il Codacons, l'associazione italiana dei consumatori, ha presentato un esposto all'Agcom, l'autorità per le comunicazioni, chiedendo di annullare il televoto chiuso durante la puntata del 26 ottobre. Come riporta ComingSoon, all'origine c'è una frase che Alessandro Roncaccia avrebbe detto a Marina La Rosa nella notte tra il 23 e il 24 ottobre: Alex Belli avrebbe proposto di inscenare uno scontro prima della diretta. Il voto metteva l'uno contro l'altro Belli, Roncaccia, La Rosa e Valeria Marini, e Marini è risultata la prima candidata all'eliminazione. Il Codacons vuole anche che Mediaset rimborsi gli spettatori che hanno pagato per votare via SMS. La stessa notizia aggiunge una precisazione che vale la pena sottolineare: quelle dichiarazioni non confermano che la lite fosse finta, e uno scontro proposto non dimostra che quello andato in onda fosse sceneggiato. I titoli sul «tutto finto» corrono ben più veloci delle prove.

L'accusa può cadere, ma a processo c'è il modello di business

Sospettiamo che per l'Agcom sarà difficile dimostrare l'esistenza di un copione. Una confidenza di seconda mano, in piena notte, è materiale esile, e chiunque abbia guardato un reality sa con quanta facilità un «chiariamoci» scivoli in rabbia vera. Il resoconto di 105.net della stessa puntata, con Belli che prende a calci una porta, si ferisce la mano ed esce dall'uscita di emergenza del giardino, somiglia più a quello di un uomo che perde il controllo che a quello di uno che rispetta le marcature. Ma è la nostra lettura di una notizia di cronaca, non un accertamento.

Eppure l'esposto arriva perché il format lo invita. I meccanismi del programma sono semplici: il conflitto genera spettacolo, lo spettacolo genera attenzione, e l'attenzione si trasforma in voti a pagamento la stessa sera. Nomination, un televoto, un posto da primo finalista per chi raccoglie più voti: ogni ingrediente della lite alimenta direttamente una cassa. Quando i due piani sono così vicini, il sospetto non è paranoia. È una reazione razionale.

Gli spettatori pagano, quindi «è solo intrattenimento» non basta

I voti da telefono non sono applausi gratuiti. L'argomento del Codacons è che le persone abbiano speso soldi mentre le loro preferenze potevano essere state orientate da dinamiche concordate in anticipo. Pensiamo che sia questa impostazione, e non l'etichetta di «lite finta», la parte più solida della questione. Nessuno può pretendere spontaneità da un programma tv; tutti hanno diritto alla chiarezza su ciò che stanno pagando.

Il reality vive da sempre nella zona grigia tra documentario e intrattenimento sceneggiato. Quella zona grigia è tollerabile quando il pubblico guarda gratis. Diventa scomoda quando lo stesso pubblico è invitato ad aprire il portafoglio per decidere un esito, perché un voto presuppone una gara leale. Se i produttori costruiscono le situazioni, spingono le trame o tollerano scontri concordati, è una loro prerogativa di narratori. Nasconderlo a chi paga per partecipare è un'altra faccenda.

Come potrebbe essere una soluzione sensata

Annullare un voto a posteriori sarebbe uno strumento brutale, e probabilmente improbabile. Le risposte migliori sono noiose e strutturali: una spiegazione chiara di come funzionano montaggio e gioco, una regola per cui le votazioni non si aprono a caldo, subito dopo uno scontro costruito o meno che sia, e una risposta netta di Mediaset sulla specifica accusa.

Il nostro verdetto: non puntate sulla storia del «era tutto finto», perché le prove sono scarse. Puntate su quella più difficile e più noiosa. Un programma che vende rabbia e schede elettorali in un solo respiro deve ai suoi spettatori una linea netta tra le due cose. Se non riesce a tracciarla, aspettatevi altri esposti come questo, e aspettatevi che vengano presi sul serio.

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